Ha trent’anni ma non li dimostra, Roccella Jazz. Da sempre bacino di coltura di giovani talenti, accolti in breve tempo nei santuari della musica (per tutti, Paolo Fresu), humus fertile per la sperimentazione di nuovi linguaggi, snodo di confluenza aperto alla contaminazione del jazz con il teatro, la danza, le arti visive, Roccella jazz non è mai stato solo e semplicemente una rassegna di jazz ma soprattutto una finestra sulla policromia del lessico artistico, sia pur secondo una chiave di lettura unitaria ed omogenea quale quella della musica.
Sul palcoscenico di Roccella si sono succeduti nel corso delle passate edizioni artisti di livello internazionale come William Parker, Leena Conquest, Dave Burrell, Noa, Stefano Bollani, Michael Nyman, John Patitucci, Wayne Shorter, Egberto Gismondi, John Taylor, Kenny Wheleer, Norma Winstone, per limitarci solo a qualche citazione, che hanno contribuito a sottolineare e valorizzare la vocazione del festival di fucina di idee e progetti.
Di questo ed altro ancora parliamo con Paolo Damiani, storico direttore artistico della rassegna.
Trent’anni di festival possiamo fare un bilancio?
Sì, sono tanti però ce l’abbiamo fatta, adesso ci prepariamo per i prossimi trenta. Quest’anno l’idea è Memorie future per cui si lavora su quello che abbiamo costruito in questi trent’ anni in termini di idee di produzione soprattutto un’idea di festival che mi pare abbastanza originale. Non se ne vedono molti di festival che puntano sulle produzioni originali, sopratutto sulle contaminazioni tra generi diversi, non solo tra musiche diverse ma anche tra linguaggi diversi, quindi la musica da un lato ma anche espressioni come il teatro, la danza, la video art, la poesia, la letteratura. Naturalmente è un processo rischioso questo, non si sa mai a cosa si va incontro, però penso che una funzione del festival soprattutto quando viene creato con denaro pubblico sia quello di costruire cose nuove, di inventare nuove traiettorie. Poi ci sono i progetti che nascono meglio, quelli che riescono peggio, ma questo fa parte del gioco, l’importante è che il pubblico percepisca questa ricerca, questa voglia di creare il nuovo e che ci segua sempre con molta passione e competenza.
Perché Memorie future?
Perché abbiamo costruito tanto però ci proiettiamo verso il futuro. Quindi non è uno sguardo consolatorio in qualche modo o auto indulgente, è uno sguardo sempre severo dove per severo intendo un comportamento autocritico, fondamentalmente. Abbiamo fatto delle belle cose, ne abbiamo fatte altre meno interessanti. Quest’anno ci siamo divertiti ad invitare artisti che hanno fatto la storia del festival, da Paolo Fresu, che ha cominciato qui quando era del tutto sconosciuto, ad Anouar Brahem, il fantastico solista di oud, che fece il suo primo concerto in Italia proprio a Roccella ormai vent’anni fa, quando anche lui era del tutto sconosciuto. Questa è un’altra funzione del festival, quella di scoprire nuovi talenti, proteggerli, seguirli nella carriera, in qualche modo imporli, farli conoscere al pubblico e alla critica.
Non a caso viene riproposta Roccellanea…..
Si lì ci divertiamo l’ultimo giorno a fare un omaggio a noi stessi in fondo, un piccolo vezzo. Suoneremo questo brano che abbiamo costruito a quattro mani io e Gianluigi Trovesi nel lontano 1982, quindi quasi trent’anni fa, che è stato un po’ da allora la colonna sonora di molte azioni musicali qui al festival e ci ha accompagnato per un lungo pezzo della nostra vita. Ci fa piacere riproporlo magari a persone che non erano ancora nate quando il pezzo è stato scritto.
Se volessimo con 3 aggettivi definire Roccella Jazz?
Non è facile. Direi seducente, intelligente, emozionante.
Vediamo questa trentesima edizione in sintesi.
Le idee sono un po’ quelle che ti ho già raccontato. Quest’anno la novità è che c’è l’uso anche di spazi diversi, penso in particolare al Porto. Ieri e l’ altro ieri abbiamo fatto due belle serate in uno spazio nuovo, fortemente evocativo come può essere un porto, quindi luogo di transito, un luogo dove potermi inventare il futuro, dei concerti o più che altro degli eventi musicali e artistici pensati ad hoc per quello spazio, quindi sfruttare l’acqua come elemento, sfruttare il movimento delle barche, ci si potrebbe inventare qualcosa di divertente anche per coinvolgere maggiormente il pubblico. Però lo spazio ci è piaciuto, c’è anche una certa privacy rispetto alla vastità del luogo perché si percepisce la presenza del pubblico senza avvertirne i rumori e quindi questa è una dimensione interessante, questa vicinanza/lontananza può essere una visione comunque poetica che rientra nelle logiche del festival.
Inoltre siamo riusciti a recuperare le jam session che facevamo negli anni ’80-’90, poi le abbiamo smesse per molto tempo ma sono contento di questo recupero, anche utilizzando i musicisti che hanno vinto i seminari l’ anno scorso, sono anche lì giovani di talento di cui sentiremo ancora parlare. Speriamo che il pubblico non sia troppo stanco e che vada a sentire questi ragazzi perché meritano veramente.
I progetti artistici di Paolo Damiani?
Io presento qui un mio nuovo gruppo, è il primo concerto che abbiamo fatto in assoluto. E‘ un gruppo che ho costituito per il cd che presenterò alla stampa nel corso del festival, l’ ho fatto con la mia abituale etichetta che è l’Egea di Perugia. Sono già al quarto disco con loro, mi trovo molto bene, è un’etichetta che lavora seriamente, l’abbiamo fatto uscire in tempi record, perché l’abbiamo registrato a fine giugno, mixato a fine luglio e poi in pochi giorni siamo riusciti a farlo uscire. Ne sono molto contento perché c’è una particolarità, una cosa che non avevo mai fatto in vita mia: ho chiesto a questi giovani musicisti che compongono il gruppo di arrangiare loro i pezzi. Per cui sono temi miei, tutti composti da me però arrangiati da loro. E’ stato molto interessante vedere uno sguardo diverso su certe composizioni che suonavano in un certo modo, vederle interpretate in maniera completamente differente e spesso migliore dell’originale.
Il preludio di Roccella Jazz è stato dedicato ad un grande come Tony Scott. Che ricordi ne hai?
Si, io l’ho conosciuto. Non abbiamo mai suonato insieme ma ci siamo incrociati in passato ed è una persona estremamente umana, ricca di cose da raccontare, di pathos. Lui ha suonato con Charlie Parker, Billie Holliday, una biografia impressionante. Sono contento che Maresco gli abbia dedicato un’opera di questo spessore perché un’artista enorme che meritava un omaggio di questo genere.
Condividi il giudizio di Franco Maresco sull’accoglienza riservata a Tony Scott e più in generale alla sorte dell’arte in Italia?
Non è solo un giudizio di Maresco. Penso che qualunque persona che abbia un minimo di sensibilità sia abbastanza sconcertata dall’attenzione che ha per la cultura questo governo, diciamo meglio per la disattenzione, la mancanza di interesse. Sembra che la cultura sia l’ultima delle priorità e non si è capito che un paese è veramente civile quando protegge i propri artisti, li spinge a creare il nuovo. Perché comunque l’arte fa parte della vita, un paese che non ha arte, non ha musei, non ha concerti, non ha teatro, danza è destinato a morire.
L’ultima domanda, Paolo. Dove va il jazz?
Non lo so, ci sono tante direzioni diverse, rispetto al passato quando individuavamo degli stili storici come poteva essere il be pop, il free jazz, la fusion. Oggi ci sono tanti percorsi quanti sono gli artisti che inventano. Mi pare che siano pochi tutto sommato in circolazione, c’è un alto livello tecnico ma linguaggi veramente originali, figure che inventano qualcosa di particolare ne vedo poche però probabilmente è un momento di transizione, come si suol dire. Però c’è tanta bella musica, non dovremmo essere costretti a inventare ogni giorno qualcosa di nuovo. Qualche sera fà si sono esibiti gli Ozma. Sono un bel gruppo che ho scoperto in Francia, ne sentiremo parlare sicuramente perchè sono giovani ma pieno di talento, la loro musica è piena di echi trasversali rispetto al jazz, da Frank Zappa a Steve Coleman. Sono veramente musicisti di qualità. Il pubblico li ha accolti con grande affetto e questo non era scontato ed è interessante.